Cannes 60 - 2007

SuperCannes!
di Adriano Ercolani

 
^ My Blueberry Nights di Wong Kar-Wai

Parafrasare il titolo del grande romanzo di James G. Ballard per aprire il nostro commento sulla 60° edizione della Croisette è venuto decisamente naturale: quella appena terminata è infatti stata un’edizione lussureggiante nella confezione e preziosa nei contenuti, cioè le pellicole, che poi è quello che per noi continua a contare di più. In fondo a queste poche righe troverete la solita, immancabile “Top 5” delle migliori pellicole della manifestazione, è mai come in questa occasione ciò vuol dire che da questa lista parziale sono rimasti fuori lavori di enorme qualità prima artistica ma anche tecnica. Come dire: ecco perché di film italiani a Cannes ‘07 se ne sono visti pochini… Anche il comunque lodevole Mio fratello è figlio unico, apprezzato da tutti nella sezione “Un Certain Regard”, confrontato con quasi tutto il materiale passato dagli altri paesi ha inaspettatamente evidenziato un certo provincialismo che prima, visto sugli schermi nostrani, non gli avevamo riconosciuto. Magari non è una pecca, ma di certo è una questione che va testimoniata.
Da dove partire per evidenziare la bontà di Cannes ’07? Forse bisogna rivolgerci proprio alle delusioni, perché possono fedelmente essere specchio oscuro di quanto di buono invece abbiamo visto. Come all’ultima Venezia le lacrime più amare le abbiamo piante per i più grandi – leggete pure David Lynch, Brian De Palma ed Oliver Stone – le vittime illustri in terra transalpina sono state Quentin Tarantino ed Abel Ferrara, entrambi rei di aver fatto film per il proprio divertimento e non per quello del pubblico. Death Proof e Go Go Tales rispondono ad un autoreferenzialismo strabordante, che non porta da nessuna parte se non all’autocompiacimento. A cosa serve questo tipo di cinema? Difficile dirlo.
Non all’altezza dei migliori anche i lungometraggi di Kusturica ed Arcand, che però almeno testimoniano la volontà di continuare a fare un cinema di fantasia, quindi coraggioso. Per quanto riguarda i lungometraggi più valevoli tra quelli visti in questa edizione, godetevi la nostra solita classifica del cuore: non avendo avuto la possibilità di vedere il film Palma d'Oro ed il Gran Premio della Giuria, ci asteniamo da commenti riguardo la premiazione.

Top 5 Cannes 2007
No Country for Old Men di Joel Coen
Bentornati ragazzi! Rivisitazione di tutto il cinema del passato dei Coen racchiusa in una scatola ad orologeria fatta di disillusione e cinismo. Noir “di confine” velenoso come un serpente, girato con la maestria e la lucida sinteticità di chi conosce i propri mezzi. Ed insieme opera bizzarra, “stonata”, dove il sorriso irresistibile ti esce da situazioni nelle quali di solito ti spaventi: insomma , i Coen al meglio. Almeno quattro scene sono da antologia, così come il personaggio di Javier Bardem. Chi come noi ha gridato al capolavoro difficilmente troverà il modo di essere smentito.

My Blueberry Nights di Wong Kar-Wai
Il più denso regista asiatico compie il “miracolo” di trasportare il suo stile negli Stati Uniti e di ritrovarlo intatto, anzi potenziato, in un melodramma che ha momenti di verissima poesia cinematografica – il primo bacio tra Law e la Jones, regalatoci senza sonoro, è davvero la cosa più bella vista a Cannes. Lo stile della visione è sempre affascinante, ma stavolta più trattenuto, equilibrato, perché deve stare dietro ai volti pregnanti di attori come David Strathairn, Rachel Weisz, Natalie Portman, dello stesso Jude. Ancora vagamente imperfetto, ma così bello da farti innamorare.

le Scaphandre et le Papillon di Julian Schnabel
La malattia e poi la vita di Jean-Dominique Bauby, redattore di successo a cui a 43 anni è rimasto solo un battito di ciglia per comunicare col mondo. Non il solito biopic lacrimoso, ma un inno alla vita visto attraverso l’occhio mai banale di un uomo alle prese prima di tutto con se stesso. La regia di Schnabel è semplice ed insieme accurata, fantasiosa, soave. Una sorpresa davvero gradita.

We Own the Night di James Grey
Il miglior film di genere della rassegna è un poliziesco che guarda con lucidità alla lezione degli anni ’70, da Friedkin a Serpico. La New York decadente di fine anni ’80 raccontata in maniera disincantata e violenta, senza lasciare spazio alle concessioni verso il pubblico o il botteghino. Scuro e disincantato, We Own the Night dividerà tutti e creerà polemica, ma rimane un film confezionato coi fiocchi, sanguigno come gli stilemi antichi del genere richiedono.

Soffio di Kim Ki-Duk
Anche se ancora lontano dai suoi capolavori, l’autore coreano porta la festival la sua miglior pellicola da nani a questa parte. Semplice nella storia, delicatamente geometrico, il film si dipana sulle corrispondenze tra le necessità del cuore e quelle della società, anche in questo caso rinchiusa in una cella. Quasi un secondo capitolo di Ferro 3, di cui rimangono le stilizzazioni più sentite. Ed anche qui le stagioni dell’anima tornano a parlarci…
E poi…

Promossi
Paranoid Park di Gus Van Sant
The Edge of Heaven di Fatih Akin
Ocean’s Thirteen di Steven Soderbergh
The Banishment di Andrei Zvyaguintsev
Import Export di Ulrich Seidl

Rimandati
Promise Me This di Emir Kusturica
L’Age de Ténèbres di Denys Arcand
Triangle di Johnnie To, Tsui Hark, Ringo Lam.

Bocciati
Grindhouse: Death Proof di Quentin Tarantino
Go Go Tales di Abel Ferrara
Une Vieille Maitresse di Catherine Breillat


Palma d’Oro
4 mesi, 3 settimane, 2 giorni di Cristian Mungiu

Gran premio della giuria
Mogari no Mori di Naomi Kawase

Miglior attrice
Jeon Do-Yeon per Secret Sunshine

Miglior attore
Kostantin Lavranenko per The Banishment

Miglior regia
Julian Schnabel per le Scaphandre et le Papillon

Premio del 60° anniversario
Gus Van Sant per Paranoid Park

Premio della giuria
Persepolis di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud,
e Stellen Licht di Carlos Reygadas

Miglior sceneggiatura
Fatih Akin per The Edge of Heaven

Camera d’Or
Meduzot di Etgar Keret e Shira Geffen

Miglior cortometraggio
Ver Llover di Elisa Miller