intervista a Martin Scorsese,
Leonardo DiCaprio, Cate Blanchett

Storie di personaggi, non persone
a cura della Redazione


 
Cosa l’ha attratta di un personaggio come Howard Hughes?
Martin Scorsese: Sono rimasto affascinato dallo script di John Logan; la stravaganza e l’auto-reclusione di Hughes descrivono una figura di enorme fascino, e la sceneggiatura tratteggia una persona di talento ed indole straordinarie, ma anche un uomo votato all’autodistruzione.

Secondo lei la pazzia di Hughes era affascinante o pericolosa?
Leonardo DiCaprio: Sicuramente affascinante, ma pericolosa per sé stesso. Howard Hughes é stato, pur nelle sue contraddizioni, il primo magnate americano a tutto tondo. La sua storia ed i suoi risvolti sono a mio avviso paragonabili e quelle dei grandi eroi della tragedia greca.

Quali sono state le riprese più difficili?
Martin Scorsese: Senza dubbio le riprese aeree: abbiamo utilizzato ogni tipo di effetto speciale conosciuto, dai modellini in scala al green screen, fino all’uso della computer graphic. Alla fine credo che abbiamo modificato un numero di circa 240 inquadrature.

Come si è confrontata con un personaggio leggendario come Katherine Hepburn?
Cate Blanchett: In principio sono rimasta atterrita, terrorizzata dall’idea di impersonare Katherine Hepburn. Quando però un maestro come Martin Scorsese chiama, tu non puoi non rispondere, e devi essere all’altezza! Martin ha voluto che vedessi molti film della Hepburn in pellicola invece che su vhs o dvd, e questo mi ha aiutato notevolmente per un’adeguata preparazione tecnica. All’inizio delle riprese, però, mi sono dovuta confrontare finalmente col personaggio e ho dovuto adoperare la tecnica soltanto come supporto per ritrovare l’emozionalità di un simile personaggio. Mi auguro solamente di aver reso giustizia ad una donna ed un’attrice così straordinaria.

Che cosa rappresenta Howard Hughes per gli americani oggi? E come hanno preso il discorso del film riguardante la spietata lotta per la concorrenza?
Martin Scorsese: Mettere in scena la battaglia tra le due corporation è stato uno dei motivi principali per cui ho voluto fare il film. Mi interessava l’aspetto ambiguo e potenzialmente spietato dell’american dream. Per quanto riguarda Hughes, posso dire soltanto come lo vedo io: un uomo che ad un certo punto della propria vita ha voluto ripulire il proprio nome dal fango che gli era stato gettato addosso. Tornando alla mitologia greca, Hughes si presenta come una sorta di Icaro moderno, che ha voluto volare troppo vicino al sole e si è bruciato le ali.

Dunque, di quale lato dell’american dream Hughes è la faccia? Il sogno o la disperazione?
Martin Scorsese: Secondo me l’american dream, e di conseguenza anche l’odierno stile di vita americano, contengono molte ambiguità: ci spingono sempre di più alla pretesa e all’avidità , per cui presto o tardi raggiungeremo un’overdose. Questa è la società americana. I tempi passati, all’epoca dei pionieri, questa prospettiva era sicuramente estremizzata, per cui alla genialità si accompagnava sempre un lato più ambiguo. In fondo, questo racconta The Aviator; la struttura narrativa del film mi sembra somigli abbastanza a Quei bravi ragazzi: nella prima parte viene messa in scena l’ascesa del protagonista, mentre nella seconda si racconta del prezzo che questo paga per la realizzazione del proprio sogno.

Crede che la reclusione totale in cui Hughes ha vissuto negli ultimi anni della sua vita sia stata volontaria o costretta da qualcuno?
Martin Scorsese: Da quel che ho letto mi sembra che siano state le sue ossessioni maniaco-compulsive a portarlo a questo; la germofobia, le manie di persecuzione, insomma quella che potremmo chiamare la sua “pazzia”. Ovviamente, la sua enorme ricchezza poteva permettergli ogni cosa: aveva addirittura 4 medici a tempo pieno tutti per lui. Hughes ha anche avuto ben 4 incidenti aerei, non soltanto quello che abbiamo inscenato nel film, e credo che il suo lobo frontale avesse subito dei danni irreparabili. Molte persone lo accudivano ed insieme lo controllavano: a quei tempi una diagnosi come la sua avrebbe comportato l’internamento in qualche clinica psichiatrica. Per come la vedo io, Hughes era invece come un grande sovrano dell’antica Grecia, abituato e capace di avere potere su tutto quello che lo circondava, e questo alla fine lo ha portato all’autodistruzione.

Che cosa c’era nella Hollywood dei tempi di Hughes di migliore rispetto a quella di oggi?
Leonardo DiCaprio: The Aviator racconta ancora di una Hollywood in cui regnavano i grandi pionieri del cinema, e questo è senza dubbio il suo aspetto più affascinante. Penso ai grandi maestri, degli innovatori di stile come Fritz Lang o D. W. Griffith. In un certo qual modo anche Howard Hughes era un pioniere, una sorta di produttore che andava contro le regole imposte dall’establishment: il budget titanico e lo sforzo produttivo de Gli angeli dell'inferno, uno spettacolo inusitato per i tempi. Ma mi riferisco anche alla violenza innovatrice di Scarface, ed alle esplicite tematiche sessuali de Il mio corpo ti scalderà
Cate Blanchett: Katherine Hepburn era anche lei un’attrice che stravolgeva le regole, quelle che allora vigevano nello star system: io ad esempio sapevo, ovviamente, dei suoi grandi successi d’attrice, ma ignoravo che ad inizio carriera era considerata un “veleno al botteghino”, per cui ha incontrato notevoli difficoltà per il fallimento economico dei suoi primi film. Credo poi che la Hepburn abbia imposto una visione di attrice e di donna consapevole, intelligente, decisa. Una femminista ante litteram, per come la immagino.

Il personaggio di Hughes, con la sua psicologia complessa e disturbata, ha rappresentato un grosso problema per lei?
Leonardo DiCaprio: Non molto. Mi sono preparato con l’aiuto di un professore dell’U.C.L.A., esperto in materia di comportamenti ossessivo-compulsivi. Ho passato alcuni giorni in compagnia di persone affette d tali disturbi. In sintesi, ho focalizzato maggiormente la mia attenzione sull’ossessione per le cose, il desiderio infinito di possedere o portare a termine progetti.

Howard Hughes era considerato un uomo che non sapeva amare? Come credete che fosse il suo rapporto con le donne?
Martin Scorsese: E come facciamo a saperlo? Quella che facciamo noi è finzione, raccontiamo personaggi e non persone vere.
Cate Blanchett: Il rapporto con Katherine Hepburn era secondo me basato sul confronto tra due persone dall’ambizione sfrenata, che comportava in una qualche maniera l’essere anche dei solitari; almeno così l’ho interpretato io.
Leonardo DiCaprio: L’infanzia di Hughes è stata dominata dalla figura della madre, e credo che in età adulta egli abbia cercato donne dalla personalità altrettanto dominante; insieme a questo, penso che Hughes vedesse le donne come vedeva i suoi aerei: voleva sempre qualcosa di nuovo e più forte, avere sempre l’ultimo modello.