Wonderland
Il forzato dell'estasi
di Luca Persiani


il cinema e il Porno
  id, USA, 2003
di James Cox, con Val Kilmer, Kate Bosworth, Eric Bogosian, Lisa Kudrow, Carrie Fisher.


La droga non è che la trasformazione finale più effettiva, a breve termine, del denaro. Il denaro si trasforma in felicità, in estasi a buon mercato, e, alla fine, in morte. Anche la pornografia è estasi a buon mercato, per chi la fa, e estasi forzata per chi la pratica.
Secondo il protagonista di Wonderland Val Kilmer, John Holmes era un "pornodivo per caso": scoperte accidentalmente le sue doti, come vuole la leggenda, da un produttore in un bagno pubblico, Holmes si trova di fronte ad una possibilità da molti sognata: fare soldi facendo sesso per il cinema. Ma Holmes non ha la "vocazione" a questo lavoro, come molti suoi colleghi, e il suo stato di forzato dell'estasi lo consuma piano piano, portandolo alla disperazione. La compensazione della depressione di Holmes diventa la cocaina, che presto soppianta violentemente la pornografia. Holmes smette di girare film e diventa un tossico terminale: vive di espedienti, affogato nelle universali paranoie e derive emotive del dipendente. In questo clima terminale, Holmes ha un guizzo creativo degno del suo stato: uscirà dall'incubo miserabile che la sua vita è diventata rubando. Molti soldi. Ad uno spacciatore. E ad un potente boss della mala. Facendo poi in modo che i due si annientino a vicenda. Un piano degno di uno sceneggiatore hollywoodiano, o il delirio insensato di un malato terminale.
Il regista James Cox e i suoi sceneggiatori decidono di raccontare l'improbabile (ma vera) vicenda con un movimento narrativo a spirale: partendo dalla confessione di uno degli spacciatori coinvolti nella faccenda, vengono introdotti molti personaggi, fra cui Holmes sembra solo uno dei comprimari, un tossico casuale che qualcuno cerca di incastrare. Ma mentre la ricostruzione dei fatti procede, Holmes viene dipinto come uno squilibrato ma abile manipolatore, poi come un uomo innamorato e disperato con il serio proposito di tirarsi fuori dalla merda, poi come una vittima del suo stesso piano che va in porto, ma gli lascia addosso una cicatrice tanto profonda quanto quella creata dal problema da cui si stava allontanando. Tutti strati che compongono il puzzle della personalità di Holmes, che si posano uno sull'altro, ognuno autonomamente credibile e possibile, a volte in contraddizione fra loro, altre volte con coerenza. Ma dalla storia non esce la chiara verità dei delitti di Wonderland Avenue.
Fotografato con i colori contrastati e rovinati di quella che doveva essere la luce che accompagnava l'affondamento degli anni '70 negli '80, Wonderland è il racconto ossessivo di una deriva mitica, quella del fantastico mondo del porno (del denaro, della droga) che si schianta contro la realtà. L'estasi forzata che vomita se stessa, insieme a frammenti di cervello e sangue, spandendosi sulle mura di un appartamento di Los Angeles in una strada che si chiama "Via Paese delle Meraviglie". Il realismo estremo della rappresentazione perseguito con lucidità nel tracciare la parabola nera dell'estasi (del porno, del denaro, della droga) come sogno ossessivo e completamente privo di affetto è molto più forte ed effettiva di qualsiasi stilizzata rappresentazione pseudo-teatrale. Lo svelamento a cui James Cox sottopone Hollywood è di una violenza, di una coerenza e di un'onestà difficilmente rintracciabili nel cinema occidentale degli ultimi anni. Opposto estremo dell'autoriale elegia melò del dilatatissimo Boogie nights, Wonderland non è tanto una finestra sulla storia di John Holmes, o della pornografia, quanto un ritratto spietato e febbrile dell'essenza marcia di un sistema sociale sregolato, devastante ma vincente, in cui il valore il principale è la spinta ad un orgasmo continuo, di una freddezza emotiva inumana, che obnubili la realtà meccanicamente, forzatamente, e a cui si scampa solo con la violenza estrema e la fuga.
L'imprecisione, la sfuggente verità del violento episodio narrato in Wonderland rimane essa stessa, perversamente, un esempio di opacizzazione della realtà, come se l'estasi, la nuvola di alterazione percettiva che aleggia sulle vite dei protagonisti, avesse contagiato forzatamente anche il mondo "esterno", la società, la giustizia. Una realtà a cui, eliminati tutti i cannoni di civiltà in una nuvola di coca, si può resistere solo con l'istinto obnubilato, senza più mediazioni razionali, solamente cercando a qualsiasi prezzo di uscire dal tunnel dell'estasi.