il Vento che accarezza l'erba

L’impegno e la passione

di Giulio Frafuso

 
 

The Wind That Shakes the Barley, Germ / Italia / Spagna / Francia / Irlanda / GB, 2006
di Ken Loach, con Cillian Murphy, Padraic Delaney, Liam Cunningham, Gerard Kearney


Siamo sicuri che non tutta la critica italiana amerà quest’ultima, dolorosa fatica di Ken Loach.  Coloro che infatti avevano storto il naso di fronte alla schietta  e programmatica ricostruzione della guerra civile spagnola di Terra e libertà si troveranno di fronte un film gemello, speculare, organizzato secondo una struttura narrativa molto simile, ma più equilibrata nelle sue parti tra tensione ideologica e narrazione dei fatti. Il precedente capolavoro di Loach – scritto da Jim Allen - soffriva infatti di una forte cesura drammaturgica, rintracciabile nella pur splendida sequenza della spartizione della terra da parte dei rivoluzionari vittoriosi. In quel momento il cineasta delegava alla messa in scena l’esposizione delle sua opinione politica sui fatti che stava proponendo al pubblico: un quarto d’ora di discussioni fortemente problematiche che animavano lo spirito dello spettatore. Una dichiarazione esplicita tanto appassionata (e secondo noi appassionante) quanto purtroppo deleteria al ritmo interno della pellicola.
Questa volta però Loach, insieme al suo fido sceneggiatore Paul Laverty, non compie lo stesso errore, pur animato dall’identica propensione al pamphlet politico. Questa volta la teoria del film viene espressa attraverso una serie di scene di dialogo e di confronto più frazionate, che sparse in vari momenti equilibrano con maggiore omogeneità la narrazione e risultano anche meno “invasive” rispetto alla vicenda personale dei protagonisti. Già, perché Loach per raccontare le sue idee adopera sempre la verosimiglianza di storie personali, di prese di coscienza che rendono la mimesi tra spettatore e ruolo molto più facile e marcata di quanto non sarebbe attraverso la semplice e distaccata esposizione dei fatti. La vicenda umana che funge da nucleo portante per il Vento che accarezza l’erbaè la storia di una lotta sia esterna (l’invasore inglese nell’Irlanda pre-repubblicana) che intestina (l’incontro e lo scontro politico/ideologico di due fratelli): Loach come al solito nel drammatizzare gli eventi non scende a compromessi con la “Storia”, ma la filtra attraverso la vicenda personale, appunto. Il film ha la forza di non lasciarsi andare incontro al semplicistico melodramma, ma punta invece alla schiettezza ed alla durezza dell’esposizione partecipe, anche quando più secca o apparentemente distaccata; il risultato finale è animato da fortissima tensione interna, generata dalla grande coerenza tra forma filmica e materia trattata. Il cineasta adopera tutto il tempo necessario per permettere personaggi, alle idee e soprattutto ai sentimenti di formarsi, di determinare il comportamento individuale, di cambiare quando dettato principi morali. Il Vento che accarezza l’erba non diventa allora un film a tesi, ma si pone invece come racconto pulsante di vite e di fratellanze spezzate da idee sacrificate a quella “Storia”  che lo stesso Loach cerca sempre di non tradire nella sua esposizione. Formalmente ineccepibile, lucido nell’esposizione delle tematiche portanti, interpretato con grande adesione da un sorprendente Cillian Murphy - pensate alla metamorfosi rispetto allo Scarecrow di Batman Begins – quest’ultimo lavoro del grande regista inglese riafferma con forza la necessità di un cinema che si accosti alla nostra storia recente per indagarne con sincerità e passione le contraddizioni politiche e sociali, al fine di provare a spiegare le lo ripercussioni sul presente. Nel panorama internazionale, Loach dimostra ancora una volta di essere il cineasta più adatto a questo tipo di inchiesta. il Vento che accarezza l’erba non è però soltanto un film necessario, ma è anche un’opera densa di emozione e preziosa nella sua qualità prettamente cinematografica. Cosa chiedere di più ad un autore che per fortuna si ostina a voler essere impegnato? Chi a Cannes ha considerato la Palma d’Oro come stantio riconoscimento alla carriera di Loach evidentemente si è dimenticato cosa vuol dire fare cinema d’impegno civile.