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la Notte non aspetta
Street kings, Usa, 2008
di David Ayer, con Keanu Reeves, Forest Whitaker, Hugh Laurie, Chris Evans

Il regno degli stereotipi
recensione di Stefania Leo



Il detective Tom Ludlow (Keanu Reeves) non ama gli stereotipi, no. È per questo che ogni mattina, appena sveglio, la prima cosa che fa è impugnare la pistola. Il suono della più classica delle sveglie non sorprende lo spettatore che si sente subito a casa nella tana di Ludlow. Il quale, sciacquata la faccia con un gesto rabbioso, pensa bene di mostrare il proprio turbamento interiore vomitando bile. Al tenente Ludlow è morta la moglie, fedifraga. Il tenente Ludlow è un poliziotto che si occupa di “circostanze estreme”, ovvero va in giro con un cannone a trucidare coreani pedofili che seviziano minorenni. La sua squadra, capitanata da Jack Wander (Forest Whitaker), protegge il detective un po’ alcolizzato e un po’ innamorato della bella Grace (Martha Igareda). L’omicidio dell’ex collega Washington instilla nell’orecchio del furbissimo tenente Ludlow il dubbio che forse la sua squadra copre un po’ troppo le tracce di tutti. Il tradimento è in agguato, inzuppa Los Angeles fin dentro i muri delle case.
Ci si potrebbe chiedere dov’era James Ellory mentre si pensava e si realizzava la sceneggiatura di la Notte non aspetta. Com’è possibile che dialoghi triti e ritriti (“Stai lontana da me. Rovino tutto quello che tocco.”) escano dalla penna dello stesso autore di "Black Dahlia"? Ambientare la prima scena di Hugh Laurie in un ospedale, tanto per ricordarci che si tratta dello stesso attore che interpreta il Dottor House, è uno degli esempi della fiera dello stereotipo girata da Ayer. Il regista, tra gli altri, di the Fast and the furious non lesina soluzioni visive consunte. Dovendo affrontare un genere cinematografico esplorato in ogni sua declinazione possibile, ci si poteva aspettare una maggiore attenzione per inquadrature e movimenti di macchina. Tuttavia, essendo alla vigilia dell’estate, i nomi che ornano i cartelloni pubblicitari fanno pensare ad un film di cassetta che poco coinvolge e nessuno convince.
Hugh Laurie è sarcastico anche in veste di buono / cattivo / buono detective. Guardarlo recitare è sempre un piacere. Ci si chiede come un attore del calibro di Forest Whitaker (il Colore dei soldi, Platoon) possa piegarsi ad un copione che gli fa uscire di bocca frasi banali come “Eravamo una famiglia”.
Nota di demerito per Keanu Reeves: come solo gli uomini poco attenti possono fare, o si è calato troppo nella parte o sta invecchiando male.