Spider-Man

Tessendo la trama
di Giorgio Simbula

 
 
L'odissea progettuale di Spider-Man comincia nell'86 in seno alla Cannon Films, che si accaparra i diritti per l'adattamento cinematografico ma non riesce a produrlo. La patata bollente passa prima nella mani della Carolco, poi, nell'89, in quelle della Columbia, ma la controllata della Sony riuscirà a produrre e distribuire il film solo nel 2002.
Nel corso di tre lustri, più di una dozzina di scrittori si sono avvicendati nel tentativo di dare forma cinematografica ad un fumetto che in America si perpetua ininterrottamente da quarant'anni. A parte le spinose e irrisolte questioni legali sollevate dal fatto che un solo nome, quello di David Koepp, compare nei credits del film, resta la complessa evoluzione di un adattamento che ha dovuto confrontarsi con un materiale narrativo pressoché sconfinato.

Newsom il filologo
A tracciare una mappa delle tante mani impigliatesi nella trama di Spider-Man ha provato Ted Newsom, coautore della sceneggiatura originale del 1985 (che segue un trattamento, dello stesso anno, di Les Stevens).
In una lettera indirizzata alla e-zine (ora off-line) spideymovie.20m.com, Newsom attribuisce al trattamento scritto da James Cameron per la Carolco il merito di aver fissato le basi della storia successivamente sceneggiata da Koepp. Salvo poi aggiungere che Cameron a sua volta ha attinto disinvoltamente (e legalmente: la Carolco deteneva anche i diritti sul materiale precedentemente prodotto alla Cannon) idee dalle stesure di Ethan Wiley (1988), Neil Ruttenberg (1990) e dello stesso Les Stevens. Sta di fatto che la trama dello Spider-Man che abbiamo visto sullo schermo comincia a prendere forma nella discontinuità di queste quarantacinque pagine messe insieme da Cameron. Siamo nel 1993.

Lo scriptment di Cameron
Il trattamento si apre con la descrizione minuziosa di un movimento di macchina all'indietro che parte da un dettaglio del volto mascherato e si allarga fino a inquadrare, alle spalle dell'eroe in penombra, una veduta notturna dei grattacieli di Manhattan. Aprendo ancora scopriamo che sono capovolti, come l'astronave madre di Incontri Ravvicinati. La macchina da presa ruota di 180 gradi, rimettendo la città al suo posto e rivelando che è Spider-man a pendere a testa in giù sull'antennone di un grattacielo. L'Empire State Building appare molto in basso dietro di lui, quindi può trovarsi solo su una delle Torri Gemelle.
Per introdurci alla sua storia Spider-man si cala dal World Trade Center, acquista una copia di Newsweek che lo ritrae in copertina e, tornato in cima, riduce la rivista in brandelli, irritato dall'imprecisione delle notizie che lo riguardano. La sua "vera storia" è un lungo flashback che, come la versione che abbiamo visto al cinema, sviluppa il suo primo atto ricalcando la trama del primo numero del fumetto.
Con qualche eccezione.

La pubertà del ragno

Mary Jane, nel trattamento compagna di scuola di Peter ma non sua vicina di casa, è scelta come controparte femminile a scapito di Gwen Stacy, il primo "grande amore" (anche se non la prima donna a comparire nella sua vita) dello Spider-man a fumetti. E' la mutazione genetica e non l'ormai anacronistica radioattività a rendere i ragni portatori sani di superpoteri (la gag del decimo ragno scomparso dalla teca compare già in questa versione). Ma soprattutto, le tenaci ragnatele sono organiche e non più prodotte da improbabili nebulizzatori da polso.
Anche se Newsom fa risalire la brillante intuizione al proto-trattamento di Stephens, a Cameron va il merito di usare, in modo più esplicito, la metamorfosi del ragno come metafora della pubertà. Per questo dedica ampio spazio al cambiamento fisico di Peter, indugiando in una plotline che sarà sintetizzata nelle versioni successive.E' emblematica, a questo proposito, una scena in cui Peter si sveglia nel suo letto e, sollevando il lenzuolo, si ritrova invischiato in una enorme quantità di fluido perlaceo e filamentoso. Una parodia grottesca di una polluzione notturna sostituita, in una revisione di Koepp alla prima stesura dello script, dalla scena nella mensa scolastica. Tra le idee tematicamente affini a questa visione "puberale" e poi abbandonate, una sequenza alla Cat People (versione Schrader) nella quale, al termine di un delirio, Peter si ritrova in mutande in cima a un traliccio dell'alta tensione; l'intera plotline del flirt con Mary Jane, che li vede preparare insieme una ricerca sui ragni dai quali lei è inizialmente disgustata; infine, tutto un leit motiv voyeristico con Spider-man che spia la ragazza appeso fuori dalla finestra (perdendo l'equilibrio quando lei comincia a spogliarsi) e che, qualche scena più avanti, riflette sull'inconoscibilità del genere umano mentre scruta, inosservato, la vita all'interno di un palazzo.

Il cattivo giusto al momento sbagliato

Per incarnare l'ombra di Spider-man, Cameron sceglie il multimiliardario Strand, ispirato al Max Ernst/Electro del fumetto. Privilegiando i turbamenti ragnesco-adolescenziali di Peter Parker, il trattamento introduce questo antagonista troppo avanti e troppo improvvisamente. Troppo tardi, inoltre, lega la sua storyline a quella di Spider-man, pur dedicando ampio spazio (forse eccessivo) alla sua presentazione.
Quando Peter è diventato un fenomeno televisivo (altro parallelismo con il fumetto poi abbandonato da Koepp), Strand lo osserva attraverso il suo vidiwall domestico. Un flashback ambientato in New Mexico ci mostra quindi il giovane bandito Strand che, in fuga dalla polizia, resta folgorato in un campo elettrificato. L'incidente gli conferisce tutta una serie di poteri legati all'elettricità, dalla possibilità di immagazzinare ogni tipo di informazione passante attraverso un filo a quella di togliere o ridare la vita.

"See how power turns women on?"
Tra le scene eliminate insieme al personaggio di Strand, spicca per humor nero quella in cui amoreggia con Cordelia, la sua amante. La donna indossa una tuta di gomma per godere in tutta sicurezza del suo "tocco elettrico". Ma lui stanotte vuole "fare senza". Dopo averle provocato un arresto cardiaco con un bacio voltaico, Strand la riporta in vita usando la mano come defibrillatore. Stravolta e sfinita Cordelia commenta: "Non so quanto ancora potrò sopportare tutto questo..."
Nel trattamento di Cameron, il tema "da un grande potere derivano grandi responsabilità" (nel fumetto la didascalia che chiude il primo episodio) non viene enunciato da nessun personaggio. Ma il "power" di Strand, con il suo duplice significato di "potere" e "energia" (e i dialoghi ci giocano parecchio) fa di lui, forse più del Goblin scelto da Koepp, un'ottima rappresentazione del "potere irresponsabile" nel quale Parker-Spider-man rischia di inciampare.

All'ombra della ragnatela
Cameron crea attorno e all'interno del giovane Parker una zona d'ombra che sale prepotentemente alla ribalta nel secondo atto e che suoi revisori cercheranno di assottigliare il più possibile, diluendola nel melodramma.
Quando Peter scopre che il bullo Flash maltratta Mary Jane, non si limita a difendere la ragazza: dopo aver messo fuori combattimento il suo avversario, gli distrugge la Porche con un cartello stradale.
La voce fuori campo di Peter, che ricorre più volte nel trattamento, ammette che il suo primo istinto è stato quello di ucciderlo, e che picchiarlo lo ha fatto stare meglio.
Più tardi soccorrerà una donna maltrattata che rifiuta il suo aiuto, e scoprirà che Mary Jane ha una famiglia disastrata e un padre violento.
Dopo aver catturato una banda di ladri, si rende conto che sono solo dei ragazzini, come lui. Uno di essi, tentando la fuga, muore. Il quadro morale del protagonista si fa sempre più confuso. Peter si trasforma in un uomo combattuto tra eroismo e la sua antitesi, una celebrità afflitta da problemi economici e cadute di credibilità, sempre più tentato dallo sfruttare i propri poteri per ricavarne un facile guadagno. La sua crisi di immagine è palese nella sequenza in cui Strand - il cui (ahimé debole) obiettivo è diventato quello di portarlo sulla via del crimine - veste dei criminali da Spider-man e li manda in giro a compiere misfatti. Lo stesso Spider-man, squarciata la calzamaglia, dovrà comprarne una nuova in un grande magazzino.

La rivincita del nerd

Anche il mondo che lo circonda è più ambiguo di come apparirà dieci anni dopo sullo schermo: J. Jonah Jameson, non più direttore del Daily Bugle ma di una rete televisiva, oltre ad essere cinico, è talmente corrotto da accettare i soldi di Strand per montare una campagna anti-spider-man; Mary Jane accetta di buon grado di accoppiarsi con il supereroe dopo essere stata simbolicamente intrappolata dalla sua tela. Il conflitto morale di Peter/Spider-man culmina in cima alle Twin Towers, in una lotta all'ultima ragnatela contro "il lato oscuro del potere" rappresentato da Strand. Spidey resiste all'ultimo tentativo di corruzione da parte del cattivo (qualche miliardo di dollari sottratto negli anni ai conti correnti di tutto il mondo), e, dopo una lotta mortale in cui Strand ha la peggio, salva la vita all'amata. Non potendo restituire ai legittimi proprietari l'enorme somma di denaro che gli è stata offerta, Spidey fa piovere le banconote sui fortunati passanti di New York. In una scena finale alla Back to the Future, Peter conquisterà il cuore di Mary Jane il giorno del diploma, mettendo fuori combattimento il suo rissoso ex fidanzato e rivelandole la sua vera identità. Fine.

Un'ecatombe di nemici
Vista la complementarietà dei poli Spider-man/buono - Strand/cattivo, appare poco comprensibile la scelta di Cameron di appesantire la trama con un secondo cattivo. Nel trattamento del '93, prima ancora di incontrare Strand, Spidey deve fare i conti con Flint Marko, in arte Sandman, ex manutentore specializzato cui un esperimento di teletrasporto andato male ha conferito il potere di modellare il suo corpo, rendendolo morbido come la sabbia o duro come la roccia.
Sfruttato esclusivamente come alleato/subordinato di Strand (per mano del quale morirà tramutato in vetro da una folgore indirizzata a Spider-man), questo personaggio non ha, nell'economia della storia, alcuna implicazione di tipo tematico. Eppure, l'idea del doppio antagonista deve essere piaciuta a David Koepp, che sostituisce Strand con Norman Osborn/Goblin, e gli affianca il tentacolare Otto Oktavius/Doctor Octopus, non più come alleato, ma come vendicativo rivale.

Nuovi sviluppi
L'introduzione del Goblin porta con sé una serie di spunti narrativi del tutto nuovi. Innanzitutto Norman Osborn è il padre di Harry, amico ricco di Peter: Koepp ha l'intuizione (sviluppata anche dai successivi revisori) di sfruttare questo personaggio per legare insieme il plot sentimentale (più articolato rispetto a Cameron) a quello della lotta contro il villain. Tutti i personaggi principali compaiono nelle prime quattro pagine; apriamo ancora con la voce fuori campo di Peter, ma stavolta il personaggio è presentato mentre viene malmenato e ricoperto di immondizie da un gruppo di bulli capeggiati da Flash. Mary Jane, che grazie a Koepp acquista le note caratteriali e il background definitivo, interviene a salvarlo, ma non gli presta attenzione quando lui tenta un approccio amichevole. Sarà poi lo stesso Koepp a sostituire questa scena alla Neverending Story con quella dell'autobus. Inoltre, nella sequenza della visita guidata all'istituto di ricerche genetiche della Columbia, si aggiunge Harry, accompagnato dal padre. L'incontro tra Norman e Peter è invece rimandato al pranzo del Thanksgiving Day, nel secondo atto. I revisori lo anticiperanno, per legare più evidentemente il destino di eroe e criminale.

Benvenuti alla Oscorp
Siamo in un centro di ricerca sui dispositivi di potenziamento delle caratteristiche umane. A seguito di un diverbio, Norman Osborne, spregiudicato proprietario del centro, licenzia il capo delle ricerche Otto Oktavius. Oktavius considera suo il progetto dal quale è appena stato estromesso e non ha intenzione di abbandonarlo.
La discussione sfocia in una rissa al culmine della quale, travolti dal potere incontrollato dei macchinari distrutti, i due avversari muoiono, per poi rinascere dotati di superpoteri. Sotto forma di schizofrenia, il Goblin prenderà possesso di Norman Osborn, convincendolo ad uccidere il figlio, mediocre erede nonostante gli sforzi del padre per prepararlo a prendere il suo postoa capo della Oscorp. Nella scena della parata è Harry l'obiettivo dell'attentato, sventato dall'intrusione di Octopus e dall'intervento di Spider-man. Dopo l'agguato di Goblin alla zia May (mantenuto nella versione definitiva), Peter brucia il suo costume e rinuncia alla sua identità segreta perché la ritiene ormai causa di tutti i suoi problemi. Questo finché lo zio non gli appare in sogno per convincerlo a riprendere la lotta.

E tutto finì in tribunale
Nel finale, Goblin tende una trappola mortale ai tre giovani protagonisti, che si risolve in un pasticciato scontro al quale partecipa anche Octopus. Harry scopre la vera identità di suo padre, che Spider-man non ucciderà, ma consegnerà alla giustizia. Il film si conclude sulla soglia di un tribunale: Harry ripudia il padre e proclama il suo odio nei confronti di Spider-man che Mary Jane ha preferito a lui. Ma anche a Peter Parker, che per proteggere la ragazza ha resistito alla tentazione di mostrarsi nella sua vera identità, accettando definitivamente il fatto che lei ama l'arrampicamuri e non lui.

La tela è completa
Un finale evidentemente giudicato un po' debole e avvilente, dato che gli interventi di Al Sargent, Scott Rosenberg e Ivan Raimi, oltre a sfrondare l'antagonista di troppo (Octopus), premiano il sacrificio di Peter, che rinuncia a un amore stavolta indirizzato all'uomo e non più solo all'eroe. Il rapporto tra Peter e Norman sarà approfondito e anticipato, l'odio di Harry verso Spider-man scaturirà dalla morte del padre, e alcune sequenze chiave verranno completamente riscritte. Una per tutte, il sadico scherzo di Goblin che impone a Spider-man di scegliere tra la vita di Mary Jane e quella di un gruppo di bambini, altra soluzione ispirata dal fumetto. In modo molto simile muore infatti Gwen Stacy, il vero primo amore di Spider-man.
Qualcuno potrà obiettare che da uno script sviluppato in quindici anni ci si poteva aspettare qualcosa di più. Ma anche se nella versione definitiva molte idee valide sono state accantonate e altre non sono maturate completamente, pretendere di più avrebbe probabilmente significato attendere un altro decennio.